06 Cosa cambia nper l'IRC nel PRIMO CICLO

Scuola dell’Infanzia
Le Indicazioni IRC per la Scuola dell’In­fanzia (DPR 11 febbraio 2010) sono introdotte da un breve paragrafo dove viene sottolineata la finalità educativa, non evidente negli Obiettivi Specifici di Apprendimento (OSA); il contributo pedago­gico cioè è messo in evidenza negli stessi Tra­guardi di Sviluppo delle Competenze (TSC) prevedendo delle attività che apro­no alla dimensione religiosa, come risposta a bisogni, per una maturazione personale globale, toccando tutti e 5 i campi di espe­rienza. Per la Scuola dell’In­fanzia gli Obiettivi di Apprendimento (OA) e TSC sono fusi insieme, invece per la Primaria e Secondaria di primo grado sono distinti tra loro. È possibile comunque anche nella Scuola dell’Infanzia rintracciare la parte di OA e quella di TSC: il «per» all’interno dei Traguardi di Infanzia indica la svolta edu­cativa, la prospettiva dello sviluppo personale, cioè il contributo che l’IRC porta alla matura­zione del bambino: «per sviluppare un positivo senso di sé e sperimentare relazioni serene con gli altri… per manifestare la propria inte­riorità, immaginazione ed emozioni… per svi­luppare una comunicazione significativa anche in ambito religioso… ecc.». A livello contenuti­stico ritroviamo i medesimi nuclei tematici degli OSA IRC (Dio, Cristo, la Chiesa), ma li leggiamo declinati in prospettiva educativa cioè nel loro contributo alla crescita perso­nale del bambino.
Primo Ciclo
Scuola Primaria e
xs
econdaria di primo grado
Le principali novità non riguardano i contenuti, che sostanzialmente rimangono gli stessi, bensì il fatto che, essendo pen­sate nel format delle Indicazioni per il curricolo di Fioroni, esse evidenziano l’orizzonte educativo esplicitando le competenze declinate «per di­sciplina», prima non presenti negli OSA, che in­vece prevedevano un profilo unitario finale dello studente (competenze personali, non disciplinari).
Le Indicazioni IRCsono precedute da una introdu­zione che fornisce il quadro scolastico della di­sciplina IRC nella sua significatività non solo storico-culturale ma anche educativo-esistenziale. Ciò significa che la presenza dell’IRC nel­la scuola risponde a due bisogni fondamen­tali:
a)      un bisogno culturale secondo il man­dato concordatario (conoscere la tradizione culturale-spirituale in cui si vive, comprendere e interpretare molti aspetti socio-culturali, artisti­ci, valoriali, che trovano il loro significato solo alla luce della tradizione cristiano-cattolica, che ha segnato la storia e ancora vive e opera nel­la società di oggi);
b)     un bisogno educativo che ha a che fare con la crescita, con la matu­razione personale, con la sfera del senso e della significatività esistenziale.
Inserimento nell’area linguistico-artistica-espressiva
L’IRC viene inserito nell’area linguistico-artistico-espressiva delle Indicazioni per il curricolo e non in quella storico-geografi­ca. Ciò è dovuto al fatto che un inserimento nell’’ambito storico potrebbe indurre a pensare che l’IRC si riferisca a qualcosa che ha a che fare so­lo con il passato e non anche con una fede vis­suta da una comunità viva e operante oggi. Inoltre l’ambito linguistico-artistico-espressivo favorisce una valorizzazione:
•   della dimensione di significatività propria dell’IRC che si lega alle profonde domande di senso;
•   della ricchezza artistica propria della tradi­zione cristiana;
•   della espressività propria del sentire religioso cattolico.
Rimane comunque aperto il contatto con l’area storico-geografica.
I quattro ambiti degli OA
Per l’IRC non si tratta solo di una suddivisione formale degli OA. Ogni ambito richiama una prospettiva entro la quale leggere gli OA:
  1. Dio e l’uomo: la disciplina IRC discorre su Dio e sui contenuti della religione cattolica, sempre in relazione dialogale con l’uomo, perché è intrinsecamente legata alla vita. E perché tutta la Bibbia parla di Dio ma sempre in relazione all’uomo.
  2. La Bibbia e le altre fonti: la Bibbia non è un testo teologico astratto, bensì è storia, racconto dell’uomo che cerca Dio e di Dio che si rivolge all’uomo. Il linguaggio narrativo è una potente strategia di coinvolgimento.
  3. Il linguaggio religioso: diventa oggetto di studio nelle sue forme verbali e non verbali.
  4. I valori etici e religiosi: sono dentro la sfera del senso religioso, questo significa che c’è prima la persona in dialogo con Dio e poi la sfera morale conseguente.
Traguardi di Sviluppo delle Competenze e Obiettivi di Apprendimento
I TSC sono descritti in riferimento alla conclusione della Primaria e della fine Secondaria di Primo Grado, gli OA in riferimento alla classe III e V della Primaria e alla classe III della Secondaria di Primo Grado
Da notare che i contenuti essenziali non sono cambiati rispetto agli OSA o ai vecchi Programmi didattici IRC. I contenuti della Reli­gione Cattolica rimangono gli stessi. Quello che cambia è la prospettiva educativa con cui si guarda ad essi. Gli apprendimenti di conoscenze e le abilità rimangono i medesimi. Quello che cambia è la dimensione di maturazione delle competenze. La principale novità del riferimen­to alle competenze è che si tiene conto dell’orizzonte educativo. Dunque, ciò che deve cambiare non è tanto in relazione ai contenuti, quanto invece in riferimento alla mediazione di­dattica che vada in senso educativo, che sia pro­iettata alla maturazione delle competenze. Allora, occorre fare in modo che le nuove In­dicazioni vadano, nel concreto, ad incidere sulla prassi progettuale educativa e di­dattica, sul pratico «fare scuola» positivo per l’ap­prendimento e la maturazione dei ragazzi. Per fare ciò occorre porsi un interrogativo di fon­do: è possibile connettere il mondo delle esi­genze di crescita dei bambini e delle bambine, dei ragazzi e delle ragazze, con la significatività degli specifici percorsi di Religione Cattolica? La risposta ovviamente è affermativa. L’IRC va incontro alle esigenze di ma­turazione della persona umana: dal più generale bisogno di significato, fino ai bisogni che rien­trano nella sfera affettiva (bisogno di protezione, di sicurezza, di fiducia, di riconoscimento, di accettazione, di reciprocità, di relazione e soprat­tutto bisogno della propria identificazione per­sonale).
Allora occorre pianificare l’azione didattica non a partire dai contenuti disciplinari, bensì biso­gnerà partire dalle esigenze di maturazione, rifacendosi ad un modello di psicologia dello sviluppo. La domanda di fondo per un docente che pro­getta la sua azione di insegnamento non sarà: «Che cosa devo insegnare?» (didattica per obiettivi, lineare, di applicazione programmatica), bensì: «In che cosa posso aiutare il ragazzo a maturare e attraverso quali contenuti discipli­nari posso farlo?».
L’IdR si domanderà: quale contributo può dare l’IRC alla formazione dell’alunno/studente se­condo il peculiare momento di sviluppo che esso sta vivendo? Quali contenuti possono essere ef­ficaci in prospettiva pedagogica? In quale area e verso quale direzione il bambino ha bisogno di crescere? Quali sono le sue esigenze di ma­turazione verso i Traguardi di Sviluppo delle Competenze attesi?
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